sabato 24 novembre 2012

Una casetta di cioccolato

Nulla di estremamente difficile o sbalorditivo, ma per realizzare questa casetta ho provato per la prima volta le potenzialità di Blender.
Modellazione "cicciotta" della pubblicità di Pasqua per un cliente che opera nel campo immobiliare. Mi è sembrato un dono interessante al posto del classico uovo.
La cosa un po' più complicata era ottenere il giusto misto tra luce e materiale per dare la corretta percezione del cioccolato.
Per essere il mio primissimo esperimento in assoluto con questo programma non mi sembra poi malaccio.

Semplice modellazione, primissimo esperimento di materiali. Soddisfatto dal risultato.

Ispirato!

Francesco Falconi, un bravo autore italiano, ha pensato bene di coinvolgere i lettori del suo ultimo romanzo Muses chiedendo loro di scrivere un racconto breve, di appena 5000 battute, per un concorso chiamato NetFace, che ha raccolto parecchi partecipanti entusiasti di mettersi alla prova.
Il popolo di facebook si è mobilitato sia a scrivere che ad apprezzare (sotto con i likee!! cit. Alice de Angelis) e in poco tempo si è creato un bel gruppo di scrittori e appassionati che si sostengono e confrontano.

Ora, il concorso non l'ho vinto, ma sono strafelice per due cose:
  1. il mio amico ('mbare) Aaron ed io siamo comunque rimasti tra i 10 finalisti in corsa per il premio, e se consideriamo la giuria, composta da persone che lavorano per Mondadori, tra cui lo stesso Falconi, non posso che essere soddisfattissimo del risultato.
  2. il vincitore Danilo Campitelli, con il suo Oblio su Tela (solo il titolo mostra genialità) si è veramente meritatato la pubblicazione su Muses 2. Nessun rancore, anzi, tanta stima.

Qui di seguito il risultato del mio sbattacchiamento più o meno casuale delle dita sulla tastiera.
Non è fondamentale aver letto Muses per comprenderlo, ma qualche riferimento all'opera originale può essere apprezzata.
Ho provato a sviluppare la storia da un altro punto di vista che è stato poco affrontato nel libro. Lì le muse utilizzano il loro potere più per convincere o controllare le persone intorno a loro, talvolta anche per combattere. Qui ho voluto approfondire l'aspetto più importante di una musa, quello per il quale le conosciamo: l'ispirazione che sanno suscitare.


Ispirato

Maurizio Carnago


Quella sera, come altre centinaia di volte, osservava pensoso la città di Roma scorrere velocemente attraverso i finestrini del pullman.
Era una normalissima tratta urbana, e lui sedeva in fondo al bus, ancora ignaro che quello sarebbe stato uno dei viaggi più importanti della sua vita.
Tra il caldo soffocante e la corsa a perdifiato fino alla fermata per prendere quell'autobus, che non sarebbe ripassato prima di un'ora, il viaggio su quella ferraglia su ruote si prospettava opprimente.
Tutto ordinario insomma, fino a quando non salì a bordo quella strana ragazza: un'ombra sottile, avvolta in abiti scuri e con il capo circondato da un'aureola di cortissimi capelli tanto biondi da sembrare bianchi. Si liberò del giubbotto di pelle, restando in canottiera, nera come il trucco sul suo viso e come il resto dell’abbigliamento, sfoggiando quasi in tono di sfida tutta una serie di tatuaggi. Era la tipica figura da evitare secondo l'etichetta comune, e gli sguardi disgustati di alcuni passeggeri ne confermarono la teoria.
La ragazza attraversò quasi tutto il pullman, giungendo alle file in fondo e si fermò a due passi dal giovane. Nulla di strano, finché non fece una semplice domanda ad una donna che aveva “casualmente” occupato il posto di fianco a sé con la propria voluminosa borsa.
Lui non sentì di preciso cosa avesse chiesto, ma certamente nulla di volgare – era ovvio che avesse domandato se poteva sedersi lì – ma la donna sembrò improvvisamente offesa e contrariata.
Non avendo mai considerato un reato grave indossare abiti stravaganti, il ragazzo fece cenno alla fanciulla in nero per offrirle posto accanto a lui. Fu la sua voce forse, ma qualcosa gli suggerì che lei avesse bisogno di aiuto. Ne aveva un disperato bisogno.
La signora, visibilmente turbata da quell'aspetto così lontano dal buon costume, lasciò liberi entrambi i posti, recuperando in fretta la borsa e arrabattandosi per uscire dalla postazione, borbottando. La ragazza si sedette bruscamente, ignorando il suo invito ad avvicinarsi, probabilmente assordata dai propri pensieri.
Lui non sapeva spiegare bene perché, ma uno strano sentimento cupo lo investì, anche se non riuscì a capirlo immediatamente. Solo ripensandoci più avanti comprese che si trattava di delusione. Uno strano tipo di delusione, perché lei non lo aveva proprio visto, e non conoscendola affatto non poteva certo rimanerci male, eppure parve un'occasione tristemente sprecata. Cosa avesse sprecato non seppe dirlo con certezza, ma questa sensazione lo lasciò con l'amaro in bocca.
Fu altro però ad assordarlo nel breve tragitto, qualcosa che sembrava non turbare tutti gli altri passeggeri. Una sorta di melodia, appena sotto la soglia della percezione, aleggiava intorno a lui. Era un qualcosa di potente, ma allo stesso tempo profondamente malinconica. Cominciò a preoccuparsi, forse a causa dello stress per i giorni intensi che lo aspettavano, forse per le poche ore ultimamente concesse al sonno, però si sentiva come nel film biografico di Mozart, dove il protagonista era talmente concentrato nel suo lavoro di composizione da creare un'orchestra nella propria testa, udibile solamente a lui.
La melodia che il giovane percepiva era come un'opera realizzata da un'orchestra imponente che, se non fosse partito per la tangente preoccupandosi per la propria salute mentale e avesse invece tenuto d'occhio la ragazza, si sarebbe accorto che la sua respirazione andava a tempo con la strana musica.
Era inebriante, non aveva mai udito e provato nulla di simile, ma era anche spaventoso. Si stava lasciando quasi travolgere, sempre profondamente preoccupato perché nessun altro sembrava sentirla e non era in grado di scorgere un altoparlante dal quale poteva scaturire, quando eccola! La sua fermata! Per poco non la perdeva.
Premette velocemente il pulsante e quel « dling » così acuto si unì alla melodia, strappandogli un mezzo sorriso.  Si precipitò lungo il corridoio, facendo svolazzare il giubbotto dietro di sé, che evidentemente doveva aver colpito la ragazza. Nella foga di scendere dalla vettura non prestò attenzione, ma gli parve proprio di essere appena stato mandato a quel paese in modo molto colorito.
Quando le porte si chiusero e il pullman diede gas per la partenza, restò ancora un momento fermo sul marciapiede. La melodia gradualmente si stava affievolendo, arrestandosi del tutto quando il mezzo ripartì.
Osservò il volto triste e pensieroso della ragazza attraverso il finestrino mentre il bus riprendeva la marcia, convinto di aver abbandonato un angelo.
In effetti, se fosse stato un carabiniere, avrebbe potuto chiederle i documenti, apprendere che il suo nome era Alice De Angelis e scoprire di non esserci andato poi troppo lontano.
Invece era solo un giovane aspirante musicista, stressato per la preparazione agli esami in conservatorio, ma in quel momento improvvisamente fiducioso che l'imminente sessione di esami sarebbe stata un gran successo. Anzi, un capolavoro.

Blender Shooter

Primo esperimento serio al corso di Blender Game organizzato da OS3 e tenuto da Andrea Rotondo: la realizzazione di un'astronave e l'inserimento in un livello di sparatutto a scorrimento orizzontale.

Modello molto spartano, però mi ha aiutato a prendere la mano con estrusioni, programmazione tramite logic bricks e mi ha obbligato a cominciare a pensare quadrimensionalmente. Grande Giove!

Una modellazione semplice semplice, meno poligoni possibile per non appesantire troppo il gioco che verrà. Quei due cannoni ionici promettono di fare un bel po' di danni!


L'inserimeno nel primo mondo. Ecco due pianeti che ruotano per conto proprio e i logic bricks che gestiscono il movimento della navicella. Non serve un brevetto per guidarla... forse solo molto coraggio (o incoscienza) e un buon meccanico perché per il momento è ancora piuttosto scattosa. Ma come piace dire ad Andrea: ottimizziamo!


Regni sconfinati

Si può perdere buona parte della propria vita reale per viverne una parallela in uno sconfinato regno chiamato Amalur?
Certamente! Perché questo gioco di ruolo è un ottimo esponente della scuola occidentale, con uno stile di rappresentazione curatissimo ma che ci ricorda costantemente di vivere un’avventura fantastica: ben lontano dal realismo, ma credibile e affascinante.
Per rendere la crescita del personaggio fluida e personalizzabile al massimo, sono sparite le tipiche classi di guerriero, mago, esploratore e ladro, ma si sviluppano a scelta con la crescita del personaggio le caratteristiche di combattimento, le abilità pratiche, la destrezza furtiva e i poteri magici.
Il proprio destino se lo crea il giocatore. Letteralmente. Infatti grazie alle carte del destino, si può scegliere quali caratteristiche saranno potenziate e se in una determinata occasione serve una forza da leone, in un’altra missione potremmo aver bisogno di migliorare le capacità magiche e per fare ciò basterà semplicemente scegliere una carta destino differente. Così ecco eliminate le tipiche classi in favore di una crescita molto più personalizzata.
Lo stesso maestro dell’ordine segreto dei Tessitori, coloro capaci di vedere il destino di ogni persona, resta sconvolto dalla totale assenza di destino prefissato nel giocatore.
Inizia così una ricerca della propria identità, ottima scusa per far creare liberamente un aspetto a piacimento, privando il personaggio di una propria storia, così da permettere al giocatore di colmare quella tabula rasa con la storia che interpreterà e allo stesso tempo dirigerà.
Totalmente in mano al protagonista sono anche le scelte importanti che cambieranno le sorti della popolazioni con cui si entrerà in contatto e l’appendimento personale. Infatti nei dialoghi con i personaggi spesso verrà chiesto di dare delle risposte o compiere delle azioni che non saranno mai chiaramente presentate come buone o cattive, ma starà alla coscienza del giocatore comportarsi come meglio crede e sopratutto è importante conoscere bene i cittadini delle città e villaggi, perché qualcuno che è stato bandito potrebbe avere le sue buone ragioni per aver agito in un certo mondo mentre una persona pubblicamente appezzata potrebbe tramare un piano molto discutibile.
C’è spazio anche per l’appendimento personale, perché in ogni arte bisogna studiare, sperimentare ed esercitarsi. Nei laboratori di alchimia si possono fare esperimenti mischiando reagenti, così quando si otterrà un buon risultato per una pozione, la ricetta sarà scritta per applicarla velocemente alla prossima occasione.
Fare esercizio con la riparazione di armi e armature e smontarle ottenendo pezzi utili per costruirne di nuove renderà armaioli provetti, mentre scassinando più serrature possibili si padroneggerà la sottile arte del furto. Starà al giocatore se usarla per sottrarre un pericoloso artefatto ad un mago folle o per derubare un riccone del suo tesoro più prezioso.
Combattere poi è un vero piacere. Pace all’anima di orchi, ragni e creature che mandiamo all’altro mondo, ma difficilmente si riesce a trovare altrove una fluidità simile. Si passa dall’arma principale a quella secondaria in un baleno, combinandole facilmente con delle tecniche di magia. Apprezzo particolarmente l’incantesimo che permette di dominare la terra, che usa gli stessi movimenti degli earthbender appezzati nella serie Avatar. Eccezionale!

In un altro mondo

Sono passati diversi anni da quando il fenomeno di Kingdom Hearts è arrivato, ma io ho avuto la fortuna di conoscerlo bene solo recentemente.
Non è possibile non notare l’entusiasmo narrativo che compone la serie. Insomma, tutti noi abbiamo desiderato almeno una volta entrare in un film Disney per aiutare i protagonisti: io per primo, più o meno all’età di quattro anni, quando ero perdutamente innamorato di Alice, volevo realmente salvarla dalla regina di cuori che minacciava di tagliarle la testa. Non nego di aver tirato un bel colpo di keyblade in testa alla pomposa bisbetica tiranna con una certa soddisfazione.
Unire Squaresoft e Disney è stata certamente una mossa vincente, anche come risultato commerciale, e la “scusa” utilizzata per spostarsi tra i mondi che hanno segnato la nostra infanzia, nel primo capitolo forse appena appena abbozzata, ha subito un’evoluzione e un’espansione tale che non può non coinvolgere intensamente il giocatore.
Qui il cattivo più perfido dei nostri cartoni preferiti è in realtà una marionetta nelle mani di un cattivo ancora superiore. Anzi, si scopre che molti dei cattivi sono riuniti per uno scopo comune, ignari di essere in realtà manipolati.
Anche i protagonisti che abbiamo amato hanno bisogno di aiuto ed è una vera soddisfazione combattere al loro fianco ed esplorare attivamente quelle ambientazioni che abbiamo spesso visitato come semplici spettatori.
Che sorpresa poi scoprire che il burbero stregone Yen Sid, mentore di un pigro e distratto Topolino in Fantasia è uno dei gran maestri del keyblade!
E cosa sarà poi quella strana organizzazione di personaggi incappucciati che sembrano sapere molto?
I temi dei sogni e dei ricordi sono molto marcati, così come quello dell’amicizia, ma non sfociano quasi mai nella banalità, ricordandoci sempre e comunque che si tratta di videogiochi dove il piano ludico resta sempre più importante rispetto a quello narrativo.
La cosa quasi sconvolgente ma straordinaria, è la realizzazione grafica di ogni personaggio e delle ambientazioni. Spesso tra i vari luogometraggi, classici, film ed episodi lo stile di disegno cambia in maniera radicale. Per non parlare poi dello stile manga adottato dai personaggi tratti da Final Fantasy e quelli originali realizzati apposta per il gioco. Qui tutto è straordinariamente combinato e difficilmente Paperino sfigurerà a fianco di Sora e Jack Sparrow.
Come nella tradizione dei giochi di ruolo giapponesi, in Kingdom Hearts il protagonista è un personaggio con un proprio carattere e carisma, quindi nonostante il giocatore lo controlli in tutto e per tutto, egli diventa un attore che interpreta una parte già impostata. Qualche spazio all’improvvisazione c’è, ma il gioco non sarà mai completamente in mano nostra, e forse in un certo senso è anche giusto così, visto che la trama è certamente affascinante, ma anche molto intricata.
Un’esperienza mista di scoperta, ri-scoperta, e con un pizzico di nostalgia difficilmente si può trovare altrove, perciò questo caso unico non va certamente sottovalutato.