sabato 24 novembre 2012

In un altro mondo

Sono passati diversi anni da quando il fenomeno di Kingdom Hearts è arrivato, ma io ho avuto la fortuna di conoscerlo bene solo recentemente.
Non è possibile non notare l’entusiasmo narrativo che compone la serie. Insomma, tutti noi abbiamo desiderato almeno una volta entrare in un film Disney per aiutare i protagonisti: io per primo, più o meno all’età di quattro anni, quando ero perdutamente innamorato di Alice, volevo realmente salvarla dalla regina di cuori che minacciava di tagliarle la testa. Non nego di aver tirato un bel colpo di keyblade in testa alla pomposa bisbetica tiranna con una certa soddisfazione.
Unire Squaresoft e Disney è stata certamente una mossa vincente, anche come risultato commerciale, e la “scusa” utilizzata per spostarsi tra i mondi che hanno segnato la nostra infanzia, nel primo capitolo forse appena appena abbozzata, ha subito un’evoluzione e un’espansione tale che non può non coinvolgere intensamente il giocatore.
Qui il cattivo più perfido dei nostri cartoni preferiti è in realtà una marionetta nelle mani di un cattivo ancora superiore. Anzi, si scopre che molti dei cattivi sono riuniti per uno scopo comune, ignari di essere in realtà manipolati.
Anche i protagonisti che abbiamo amato hanno bisogno di aiuto ed è una vera soddisfazione combattere al loro fianco ed esplorare attivamente quelle ambientazioni che abbiamo spesso visitato come semplici spettatori.
Che sorpresa poi scoprire che il burbero stregone Yen Sid, mentore di un pigro e distratto Topolino in Fantasia è uno dei gran maestri del keyblade!
E cosa sarà poi quella strana organizzazione di personaggi incappucciati che sembrano sapere molto?
I temi dei sogni e dei ricordi sono molto marcati, così come quello dell’amicizia, ma non sfociano quasi mai nella banalità, ricordandoci sempre e comunque che si tratta di videogiochi dove il piano ludico resta sempre più importante rispetto a quello narrativo.
La cosa quasi sconvolgente ma straordinaria, è la realizzazione grafica di ogni personaggio e delle ambientazioni. Spesso tra i vari luogometraggi, classici, film ed episodi lo stile di disegno cambia in maniera radicale. Per non parlare poi dello stile manga adottato dai personaggi tratti da Final Fantasy e quelli originali realizzati apposta per il gioco. Qui tutto è straordinariamente combinato e difficilmente Paperino sfigurerà a fianco di Sora e Jack Sparrow.
Come nella tradizione dei giochi di ruolo giapponesi, in Kingdom Hearts il protagonista è un personaggio con un proprio carattere e carisma, quindi nonostante il giocatore lo controlli in tutto e per tutto, egli diventa un attore che interpreta una parte già impostata. Qualche spazio all’improvvisazione c’è, ma il gioco non sarà mai completamente in mano nostra, e forse in un certo senso è anche giusto così, visto che la trama è certamente affascinante, ma anche molto intricata.
Un’esperienza mista di scoperta, ri-scoperta, e con un pizzico di nostalgia difficilmente si può trovare altrove, perciò questo caso unico non va certamente sottovalutato.

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